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Venerdì, 16 Novembre 2018
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martedì, 17 aprile 2018 - ROMA

Il governo di protesta, l'anomalia italiana


Un polo, anzi un mondo, declina: quello del centrosinistra come lo abbiamo conosciuto finora. E si chiude un’epoca. Altri due protagonisti si contendono la scena. Stiamo parlando dell’addio di Matteo Renzi al PD e della contrapposizione tra due nuovi leader: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Un nuovo bipolarismo. Ma soprattutto un terremoto politico, se guardiamo a esponenti e classi dirigenti di partito che sembravano inaffondabili.

“In realtà, la conferma di un cambiamento radicale che, per chi ha voluto coglierlo, è cominciato nel dicembre 2016 con la vittoria dei No al referendum costituzionale. Si chiude un ciclo. Quello del riformismo di sinistra che strizzava l’occhio ai moderati, quello di un Pd che alle europee del 2014 fagocitava intere schiere di elettori di Forza Italia, disorientati dal declino di Berlusconi.
E se ne apre un altro, ricordate quel che si diceva decenni fa del PCI partito di lotta e di governo? Ecco quello schema oggi è stato mutuato e rivitalizzato: parliamo della protesta di governo. O, se preferite, del governo di protesta. Ne sono gli alfieri Di Maio e Salvini, ovvero la generazione dei trenta-quarantenni, oggi erroneamente collocata sotto la stessa insegna: quella del populismo.
Capisco la suggestione e l’istintiva voglia di accomunarli. Ma si tratta di gemelli diversi. Per tante ragioni. Con un unico tratto comune: non rappresentano solo una nuova declinazione della rivolta contro le élites ma anche della protesta all’interno delle élites.”.

 
Saranno questi i temi oggetto dell’interessante chiacchierata con il Direttore de Il Messaggero, storico quotidiano nazionale e primo giornale per diffusione nella Capitale.

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Dove

  • ROMA

Relatori

  • Virman Cusenza

    Direttore IL MESSAGGERO